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Un nuovo anno tra sogno e realtà

di Gerarda Colatrella

Cari studenti,
un nuovo anno è iniziato, pronto a mettere fine (almeno sul calendario) ad un periodo che è stato pieno di difficoltà e cambiamenti forzati per tutti.  

Immagino che anche per voi il Capodanno rappresenti quel giorno che permette di guardarsi indietro, ragionando su ciò che si è fatto e che offre un occasione per guardare avanti, immaginando un futuro diverso.

Potremmo pensarlo come quel momento che arriva quando qualcosa finisce, che ci da modo di osservare ciò che è stato senza più esserne travolti e di elevarci al di sopra di noi stessi per osservarci dall’esterno. 

Walter Benjamin

A me fa venire in mente una particolare teoria del filosofo tedesco Walter Benjamin che, riprendendo la concezione surrealista del sogno, proponeva di affacciarsi alle epoche precedenti come se fossero un mondo di cose sognate, in modo da sottrarle a quel carattere di compiutezza che assume normalmente un passato appena concluso. 

A suo avviso

solo svegliandosi dal sogno

e quindi solo distaccandosi autenticamente da ciò che è accaduto

si può comprendere davvero il senso di un’epoca.

Io credo che lo stesso valga per la nostra storia personale:

finché ci lasciamo travolgere dal fluire della vita non possiamo essere ben consapevoli di ciò che stiamo vivendo, dal momento che la nostra esperienza individuale è sempre esperienza di ciò che è appena trascorso.

Solo fermando il corso delle cose, solo svegliandoci dal sogno in cui siamo immersi ed interpretandolo, possiamo ritrovare il senso del nostro cammino.

Penso a Benjamin anche perché molti descrivono quest’anno che è da poco finito come un brutto sogno dal quale non si vedeva l’ora di svegliarsi, mentre io inizio piuttosto a vederlo come un risveglio dal “bel sogno” che durava da anni.

Non è stato semplice affrontare le sfide della malattia e dell’isolamento,

così come non lo è stato far fronte ai problemi che già normalmente complicavano le nostre vite.

La nuova situazione ha accentuato vecchie preoccupazioni, ha tirato fuori verità scomode e generato altre incertezze:

tanti hanno dovuto trovare una diversa sistemazione, tanti si son resi conto della superficialità delle proprie relazioni, tanti si son ritrovati senza un lavoro, e via così, per non parlare di chi viveva già condizioni di disagio psicologico o sociale. 

Il lato positivo.

Io credo che altri come me avranno notato che questo salto fuori dalla continuità della vita che abbiamo sempre conosciuto ci ha offerto la possibilità di vedere il mondo con occhi diversi.

Per chi  ha saputo cogliere il lato positivo, quest’anno ha rappresentato il rallentamento della vita frenetica e consumistica che si stava trascorrendo senza farsi troppe domande, l’avvicinamento ad una dimensione privata che si stava trascurando o la riscoperta di un’interiorità rimasta inascoltata. 

Uscire dalla routine ci ha permesso di ripensare i nostri comportamenti automatici,

affrontare nuovi problemi ci ha dato la possibilità di soppesare le nostre forze e le nostre debolezze, mettere un freno ai nostri progetti ci ha aiutato a raffinarli.

E cosi via, ogni aspetto della nostra vita che è stato toccato dall’eccezionalità della situazione, uscendo dalla normalità, si è reso visibile in maniera più chiara. Capisco che svegliarsi da un sogno addolcito da feste, svaghi e vacanze possa essere stato traumatico, ma credo che allo stesso tempo sia stato costruttivo.

Infatti per molti di noi l’incubo non è stato tanto la malattia in sé, quanto la paura di restare soli con sé stessi, di fare i conti con il senso di frustrazione, di sperimentare la noia o di riconoscere il proprio limite.

E forse era giunto il momento di fare i conti con tutto ciò.

E per voi?

Quest’anno è stato un brutto sogno o uno sconvolgente risveglio?

E cosa scegliereste tra una bella illusione e la cruda realtà?

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