Gli studenti universitari nei film

Gli studenti universitari nei film

di Alex Olivero

PER RIDERE ASSIEME


AMERICAN PIE


Quando penso all’associazione cinema-studenti universitari e risate, a me ragazzo del 1980, vengono in mente i film che hanno segnato la mia generazione:

gli “American Pie”, quelle commedie un po’ “hot”, a tratti volgari ma mai esagerate che ancora oggi fanno ridere anche le nuove generazioni, un classico che non passa mai di moda.

Ci si riconosce infatti nel protagonista alle prese con le prime “esperienze” o nel bullo, sempre pronto a schernire gli amici ma in fondo con un cuore d’oro.

I LAUREATI


Dall’America sino sulle sponde dell’Arno, risate garantite (parola mia!!) con “I Laureati”, di e con Leonardo Pieraccioni.

Un Pieraccioni prima versione, tagliente e malinconico nel descrivere una generazione di “Fuorisede” un po’ (tanto) fuoricorso: dal perenne innamorato all’attore fallito, dal rampollo di famiglia alla disperata ricerca della laurea, al “Terrone” a caccia del riscatto sociale.

Memorabili le scene iniziali e finali, dove i “nostri” quattro sono ai cancelletti di partenza pronti ad una corsa decisiva per sapere chi pagherà il conto del ristorante. Lo starter? Il proprietario del locale!

A voi la scoperta di chi vince o, forse meglio dire, chi perde…


UNIVERSITARI MOLTO PIU’ CHE AMICI


Un po’ più contemporaneo è invece “Universitari, molto più che amici”. Il film di per sé non è un capolavoro, ma l’ho trovato molto attento nel descrivere col sorriso la vita degli studenti fuorisede.

E’ la storia di tre universitari che condividono una casa, una ex clinica adibita ad alloggi. La noia del vivere insieme fra soli uomini con tutti i suoi pro e i suoi contro lascia presto spazio ai problemi della convivenza mista quando ai tre protagonisti si aggiungono le tre new entry, tutte di sesso femminile. Si ride (non tantissimo, ma con garbo) e si vivono le classiche storie d’amore in pieno Moccia’s style.

PER RIFLETTERE


COME TU MI VUOI

Ammetto che pur amando il cinema a volte fatico a collegare film e riflessione, perché per me un film è più relax, svago, staccare la spina. Ma certe pellicole lasciano comunque un segno.

E’ il caso di “Come tu mi vuoi” film del 2007, apparentemente una commedia leggera con il personaggio simbolo di quei tempi, Nicolas Vaporidis (lo sfigato di “Notte prima degli esami”) e la mai del tutto compresa Cristiana Capotondi.

In realtà, a mio parere, è molto di più! E’ un quadro cinico ma, forse, molto veritiero, di come quelle generazioni dessero molta più importanza all’apparire che all’essere.

Ecco allora che una studentessa brutto anatroccolo per poter arrivare a certi risultati deve vendere l’anima al diavolo (un sedicente estetista), darsi alla sfrenata vita notturna, lasciare gli adorati maglioni di pile per dei vestitini molto corti.

Sarà valso qualcosa? Quello che oggi, a distanza di 14 anni un po’ mi fa riflettere è che da allora l’apparire ha forse preso ancora più piede a discapito dell’essere, o forse invece mi sbaglio e piano piano c’è un ritorno alla sostanza e alla concretezza?

LA RIVINCITA DELLE BIONDE


Spunti di riflessioni interessanti si possono trovare anche laddove sembra che non ce ne siano. E’ il caso de “La rivincita delle bionde”, interpretato dal premio Oscar Reese Whiterspoon .

Un film del 2001 di Robert Luketic, apparentemente classificato come B-movie. La pellicola parte dal presupposto, sbagliato, che bionda è uguale a stupida.

Presupposto prontamente smentito dalla protagonista che, non solo si rivela un abile studentessa in legge, ma dimostra che nella vita non bisogna mai fermarsi alla superficialità ma scavare un po’ più a fondo e soprattutto che se qualcuno crede in te si possono superare ostacoli impensabili.


WILL HUNTING – GENIO RIBELLE


Non basterebbe un tema completo, invece per parlare (solo in termini positivi) di un classico che ha lanciato due divi come Matt Damon e Ben Affleck e consacrato il professor Robin Williams “Will Hunting Genio ribelle”.

Ecco, se volete trovare spunti di riflessioni in un film a tema università, questo è quello giusto: ironico, divertente, drammatico , dissacrante, romantico , due ore di “tutto”.

Esci dalla sala, se hai avuto la fortuna di vederlo al cinema o spegni Netflix e ti accorgi che ti sei completamente immedesimato in Will, ventenne ragazzo delle pulizie all’Università Massachussetts Institute Technology .

Talento e curiosità per la lettura senza paragoni, genio ma anche ribelle. Con un punto debole, non credere in se stesso e nelle su doti. E con un bisogno: quello di trovare qualcuno che credesse in lui.

Qui viene fuori la magistrale interpretazioni di Robin Williams, un professore che sa vedere in Will ben più di un semplice addetto alle pulizie.

PER GASARTI


THE SOCIAL NETWORK


Capita anche a voi che quando scorrono i titoli di coda di un film, vi sentiate con quell’aura di imbattibilità o quella voglia di spaccare il mondo che la pellicola vi ha dato?

Se mi stessi rivolgendo a dei pugili consiglierei tutta la saga di Rocky ma siccome mi rivolgo a degli studenti universitari, un film che mi ha esaltato, è “The social network” la storia di come è nato Facebook, che cos’è e come funziona.

Chi è oggi il suo fondatore Mark Zuckemberg lo sappiamo, ma quello che da la carica è vedere il suo percorso da semplice studente, sicuramente geniale, a imprenditore di successo.


LA TEORIA DEL TUTTO


La teoria del tutto” trasmette un messaggio solo: la forza di volontà nella vita supera tutto. Il film racconta la storia di Steven Hawking partendo dall’università: dal momento più alto della sua vita, al momento più drammatico ( la scoperta della malattia degenerativa).

Lo spazio dedicato alla vita universitaria si concentra all’inizio del film ma è talmente intenso che sembra durare ore. Il giovane Steven è un genio, una testa che lo porta non solo a studiare ma persino a confutare e elaborare lui delle teorie, poi diventate storia, un genio dal cervello tanto forte ma dal corpo tanto malato. Dinnanzi alle sue prospettive di vita, uno, forse due anni, la resa sarebbe stata la scelta più comprensibile e invece…

L’ATTIMO FUGGENTE


Last but not least, il capolavoro per eccellenza! Non gira proprio attorno al mondo universitario ma “L’attimo fuggente” non si può non citare.

John Keating, interpretato da Robin Williams, è un professore di letteratura nel collegio maschile Welton. Non un professore ma Il Professore della storia del cinema, che con il suo approccio creativo e anticonvenzionale, spinge i suoi allievi a distinguersi dagli altri e a seguire la propria strada.

L’entusiasmo del docente conquista gli studenti, in particolare il giovane Neil, incapace di confrontarsi con il padre che gli impedisce ogni attività diversa dallo studio.


Grazie all’aiuto del professore, Neil si fa coraggio e cerca di ottenere una parte in uno spettacolo teatrale. Il padre, però, non accetta questa sua passione e promette di spedirlo all’accademia militare per avviarlo alla professione medica. Disperato, Neil si suicida.


La scuola apre un’inchiesta sul professore, ritenuto indirettamente responsabile del suicidio del ragazzo. Keating ,viene allontanato dalla scuola ma, quando torna in classe a prendere i suoi effetti personali, lo aspetta una commovente sorpresa da parte dei suoi alunni…

E a voi?

Quali film vi hanno fatto emozionare?

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Daniela

    Proprio mentre l’ingresso al cinema ci è inibito questo blog ha risvegliato in me ricordi di belle serate con le mie coinquiline. Come da “regolamento” una sera alla settimana un bel film era di prammatica. Il diavolo veste Prada, Notte prima degli esami, Sex and the City. Dolci ricordi!

    1. Uno Studente in Casa

      Un film è un piacere dopo una lunga giornata di studio! Un po’ di autoironia sui primi approcci con l’altra metà del cielo, le riflessioni di chi si trova improvvisamente a dover fare scelte da adulto ma anche il piacere della consapevolezza di star vivendo un momento bellissimo… che cambierà la vita! Grazie per il tuo commento ☺️☺️☺️

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